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I meccanismi interni della mente. Come controllare la mente e fare esperienza della quiete.

Tutti vogliono essere più felici e contenti. Le persone sono costantemente alla ricerca di modi per gestire meglio lo stress e sentirsi più in pace e felici nella loro vita quotidiana. La meditazione e la concentrazione si sono dimostrate molto utili per coltivare più chiarezza e pace nella propria vita. Naturalmente non tutti i giorni sono uguali e qualche giorno si puó sentire chiaramente l’effetto della meditazione, mentre altri ci si sente solo sovraccarichi e sopraffatti dalle circostanze, dai compiti e dalle preoccupazioni della vita quotidiana.

Per diventare più centrati e pacifici e per raccogliere i frutti della meditazione, è importante prima di tutto capire la mente ed il suo funzionamento. Dopo tutto, l’obiettivo della meditazione e della concentrazione è quello di imparare a controllare la mente e a fermare il chiacchiericcio mentale costante. Come Patanjali scrisse negli Yoga Sutra, lo yoga è la cessazione dei movimenti della mente. (Yoga Sutra 1: 2)

Quando capiamo cos’è la mente, dove si trova e come funziona, allora possiamo tentare di controllarla, non solo nella vostra pratica di meditazione, ma anche nella vita quotidiana. Alcune persone pensano di essere la loro mente, di essere ciò che pensano, mentre secondo la filosofia yogica la mente è semplicemente un insieme di pensieri.

Pensiamo alla formazione di un pensiero come al funzionamento di un computer. Un computer consiste di meccanismi di input (tastiera, mouse, touch pad), ha un processore (CPU), un hard disk per immagazzinare le informazioni e un display. Affinchè un pensiero si formi è necessario un input. Proprio come in un computer, occorre che ci sia un input affinchè un’immagine o un codice appaiano sullo schermo. Noi riceviamo gli input attraverso i nostri cinque sensi. I cinque sensi (udito, vista, gusto, tatto e olfatto) sono continuamente attivati dall’ambiente in cui ci troviamo.
La tastiera e il mouse, in questo paragone, sono i nostri sensi, mentre la CPU è costituita da ego, intelletto e subconscio. I nostri sensi ricevono gli input che vengono inviati alla CPU. La CPU elabora le informazioni e dopodichè un’immagine sorge sullo schermo del computer; allo stesso modo, quando percepiamo qualcosa con i nostri sensi, quando vi è un input nel nostro sistema, il nostro computer umano lo elabora e crea un pensiero. Ora, come già detto, la nostra CPU è costituita da ego, intelletto e subconscio. L’organizzazione di questi tre fattori è cruciale per l’output. Quindi, anche se due persone percepiscono esattamente la stessa cosa attraverso i sensi, i loro pensieri su di essa potranno essere molto diversi.
Usiamo un esempio. Immaginiamo di camminare vicino ad una panetteria e di vedere (input sensoriale) un pezzo di torta di cioccolato in vetrina. Non appena vediamo quel pezzo di torta il processo interno (e spesso inconsapevole) inizia. L’impressione della torta di cioccolato viene elaborata dalla nostra CPU, che abbiamo detto consiste di ego, intelletto e subconscio.

L’ego è l’idea di se stessi. Quello che ci piace, che non ci piace ed altre idee su di noi.
L’intelletto è la capacità di analizzare.
Il subconscio è la memoria, dove sono immagazzinate tutte le memorie della vita, anche le memorie di quando eravamo ancora nel grembo materno. Noi potremmo non essere in grado di accedere a queste memorie ora, ma loro sono sempre li.

L’ego puó dire: “Mi piace la torta al cioccolato”, dopodichè l’intelletto puó ricordarci che abbiamo i soldi necessari per comprarla e poi il subconscio puó intervenire dicendo che l’ultima volta che abbiamo mangiato una torta al cioccolato era molto buona. Questo accade in una frazione di secondo e quindi subito dopo aver visto la torta di cioccolato si formerà il pensiero di fermarsi e di comprarne una fetta.
Potrebbe anche andare diversamente; supponiamo che ci sia una torta di fragole. Di nuovo l’input fornisce informazioni. Vediamo e sentiamo il profumo della torta di fragole. L’input va all’ego che risponde che non ci piace molto la torta di fragole. L’intelletto dirà che non vogliamo spendere soldi per quancosa che non ci piace ed infine il subconscio ci farà sapere che l’ultima volta che abbiamo mangiato una torta di fragole non è stato piacevole. In questo modo si formerá il pensiero: “non mi piace la torta di fragole, lasciamola lì”
Questi esempi con le torte sono molto semplici, ma spiegano come si crea un pensiero. Ora, un pensiero condurrá ad un altro pensiero, e questo ad un altro e così via, creando una catena, una matassa di pensieri.
Molti pensieri sono innescati da input sensoriali, ma altrettanti sono innescati da pensieri precedenti e questo continua, è un processo inarrestabile e chi ha cercato di rimanere senza pensare, anche solo per un minuto, avrà sperimentato quanto sia difficile, addirittura quasi impossibile. Ora secondo la comprensione yogica, questo fascio di persieri è la mente.

Quindi la mente non è l’ego, non è l’intelletto e non è il subconscio. Non ha una sede fisica all’interno del corpo, è semplicemente l’insieme di tutti i pensieri. Ora, per controllare la mente, dobbiamo imparare a controllare la formazione di pensieri. Considerando che i pensieri sono essenzialmente il risultato dell’azione dei sensi e di ego, intelletto e subconscio, se vogliamo controllare la mente, dobbiamo prima imparare a limitare i sensi. Naturalmente non possiamo spegnere i nostri sensi, ma possiamo allenarci ad essere meno influenzati dagli input sensoriali e meno attaccati ai piaceri dei sensi.

Il secondo passo verso un maggiore controllo sui pensieri e mente è imparare a lasciare andare il nostro ego e il nostro intelletto e a limitare l’influenza del subconscio. Per imparare a lasciare andare l’ego, si può iniziare cercando di non essere troppo attaccati alle idee che abbiamo di noi stessi e provando a cercare di vedere noi stessi come “uno” con l’umanità, la natura e la creazione. Per alcuni questo può sembrare spaventoso o troppo difficile, e in effetti si tratta di un processo lungo, ma, se si decide di andare avanti, decisamente fruttuoso. Non c’è bisogno di dominare completamente la mente al fine di vedere cambiamenti nelle nostre abitudini e nella nostra vita. Semplicemnte essere consapevoli di questi concetti e cercare di applicarli al meglio con tutto il cuore vi condurrà su di un lungo cammino.

Dopo qualche tempo di pratica di ritiro sensoriale (Pratyahara) e di distacco dal vostro computer interno (ego, l’intelletto e subconscio), vi sentirete più collegati a voi stessi e al resto del mondo. Sarete in grado di concentrarvi su ciò che è importante per voi, invece di lasciarvi trasportare da ogni input sensoriale, dai quali siamo continuamente stimolati. Inizierete a sentire l’amore genuino e la compassione per voi stessi e per le persone intorno a voi e comincerete anche a riscoprire il mondo, vi sentirete di nuovo come bambini.

Nella vostra concentrazione e pratica di meditazione vedrete che potrete concentrarvi più a lungo e meglio. Sarete capaci di aprirvi senza giudizio e aspettative a qualsiasi cosa accada, a qualsiasi intuizione o esperienza che potreste avere durante la meditazione.
Capire la mente e applicare gli strumenti per controllarla vi permetterà di creare i pensieri e gli atteggiamenti che desiderate e questo vi condurrà ad una vita più appagata e pacifica.

L’autore

articolo-ashram-gurukula-3-200x200-1Yogi Ram è un insegnante di yoga classico da 14 anni, e guida corsi di yoga per insegnanti professionali provenienti da tutto il mondo. Attualmente vive nei Paesi Bassi. Ha studiato yoga classico, filosofia vedica, filosofia vedanta e ha vissuto una vita yogica fin dall’infanzia. Tutte le domande sugli argomenti di cui sopra possono essere indirizzate a yogiram@arhantayoga.org

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